Presidenziali USA 2024
L’estate brat di Kamala Harris

Il via alla campagna di Kamala Harris come candidata dei democratici ha fatto incontrare vari angoli di internet questa settimana. L’assurdità a volte incomprensibile che genera viralità ha portato una ventata di novità in una stagione elettorale poco ispirata: i commenti folcloristici e spontanei di Harris sul “contesto” e le palme da cocco l’hanno resa popolare tra gli elettori della Gen Z. E la “memificazione” è stata completata dalla cantante pop (e fenomeno culturale) Charli XCX, che ha twittato “Kamala IS brat” (Kamala È brat). Il team di Harris si è mosso quindi con rapidità esperta, cambiando l’immagine di copertina del suo account X con la grafica verde lime, neon, ormai familiare, che ricorda la copertina dell’album “Brat” di Charli XCX.

In molti sono rimasti perplessi, chiedendo ai colleghi e ai parenti della Gen Z cosa significasse tutto questo. Anche se “brat” può essere difficile da spiegare senza un’immersione profonda nello zeitgeist che sembra esistere solo su “X” (precedentemente noto come Twitter), numerosi media di tutto il mondo hanno provato a darne una spiegazione.

I commentatori politici erano impreparati a questo scontro tra momenti di cultura pop che riesce ad afferrare chi ha una presenza costante online. Quando il fenomeno pop britannico Charli XCX ha pubblicato il suo album il mese scorso, la sua estetica verde lime, il messaggio e i ritmi festaioli hanno lanciato quella che ora viene chiamata “brat summer”. Accolto principalmente dalla comunità LGBTQIA+, l’album di Charli XCX stava già diventando la colonna sonora di qualsiasi festa estiva degna di questo nome. Secondo un TikTok di Charli XCX, brat è “quella ragazza un po’ disordinata che ama fare festa, e magari dice cose stupide a volte, che si sente sicura di sé ma poi magari ha un crollo ma continua a festeggiare”. Kamala Harris non è ovviamente brat nel senso stretto del termine, ma sembra incarnare un’insicurezza mescolata con ambizione, condizionata dalle pressioni sociali che affrontano tutte le donne, specialmente quelle sotto i riflettori e in posizioni di potere, riuscendo comunque a ridere lungo il percorso. Come descritto in un articolo di The Atlantic da Spencer Kornhaber, l’album di Charli XCX “[ci esorta] a considerare le tensioni inerenti al femminismo moderno, che incoraggia contemporaneamente il carrierismo e la solidarietà tra sorelle”, identificando la lotta affrontata da troppe donne oggi.

Lo scorso febbraio è riemerso un video con commenti fatti da Harris a maggio dell’anno precedente durante un evento alla Casa Bianca incentrato sulle opportunità per gli americani ispanici. Ricordando le parole di sua madre, ha sottolineato che “nessuno di noi vive in a silo” – cioè chiuso, isolato – e ha esortato i giovani americani: “Pensate di essere semplicemente caduti da una palma da cocco? Esistete nel contesto di tutto ciò in cui vivete e di ciò che è venuto prima di voi”. Il video è stato inizialmente diffuso dai repubblicani nel tentativo di ridicolizzare la sua frase apparentemente insensata, ma i fan sono stati pronti a ribaltare il messaggio, trasformando la palma da cocco in un simbolo della sua campagna. Internet ha subito colto l’occasione, trasformando stralci di una serie di discorsi eccentrici in mashup, con clip di lei che balla al ritmo di “360” di Charli XCX, il brano principale dell’album Brat, immersa in un filtro verde lime.

La sua percepita nerdiness riscuote successo tra milioni di giovani che la trovano non solo adorabile ma anche con cui possono identificarsi. Un video dove dichiara quanto “ami i diagrammi di Venn” è un altro esempio che ha recentemente fatto il giro del web e ispirato nuovi video. NBC News ha fatto un passo avanti con un diagramma di Venn ironico che mostra le sovrapposizioni tra Kamala Harris e Charli XCX.

Questi video sembrano essere una boccata d’aria fresca rispetto al disastro politico verso cui gli Stati Uniti sembravano dirigersi a tutta velocità. A soli quattro mesi dalle elezioni di novembre 2024, la maggior parte degli americani sembrava essersi rassegnata a un secondo scontro Biden-Trump, questa volta con un’accettazione stoica che non riguardava il solo fatto di “salvare la democrazia” come per i democratici già quattro anni fa, ma con la sensazione che molti non fossero stati ascoltati o che l’establishment politico non avesse mantenuto le sue promesse. Secondo il sito di aggregazione di sondaggi fivethirtyeight.com, sia Trump che Biden hanno indici di disapprovazione a doppia cifra e, secondo un sondaggio condotto ad aprile dal Pew Research Center, più della metà degli americani che seguono le notizie sulle elezioni erano già stanchi della loro copertura mediatica. Sebbene l’affluenza prevista degli elettori a novembre fosse relativamente alta, la candidatura presidenziale di Kamala Harris potrebbe galvanizzare gli elettori tra i 18 e i 34 anni, tipicamente il gruppo con la più bassa affluenza e quello meno entusiasta di Biden come candidato democratico.

Quando Joe Biden ha ceduto alla pressione di ritirarsi dalla corsa, ha subito dato il sostegno alla sua vice. Molti democratici di spicco hanno seguito il suo esempio, aggiungendo cocchi e palme alle loro biografie sui social. Nelle 24 ore successive dall’annuncio di Biden, Harris ha ottenuto una solida maggioranza di delegati che voteranno per il candidato democratico alla Convention del mese prossimo, oltre a un record di 81 milioni di dollari in donazioni.

Tuttavia, i prossimi quattro mesi per Harris non saranno affatto facili. I suoi numeri di approvazione non sono dove dovrebbero essere. FiveThirtyEight la colloca attualmente al 38 per cento di approvazione. Un presidente in carica che si candida per un secondo mandato ha in genere un indice di approvazione del 50 per cento o superiore, beneficiando anche dell’effetto incumbency. Harris non gode di questo vantaggio, anche se il suo incarico come vicepresidente dovrebbe essere considerato, almeno in parte. Ciò in parte spiega perché Biden abbia insistito a rimanere candidato fino all’ultimo.

I repubblicani non hanno intanto perso tempo ad attaccare il suo operato come vicepresidente, in particolare sull’immigrazione, ma negli ultimi giorni le invettive contro il suo essere donna sono diventate sempre più centrali. Già nel 2021 durante la campagna per il Senato, J.D. Vance, in un’intervista con Tucker Carlson di Fox News, aveva dichiarato che “questo Paese è governato dai democratici… da un gruppo di gattare senza figli”, menzionando direttamente Kamala Harris. Più recentemente, Will Chamberlain, un avvocato repubblicano che ha lavorato nella campagna di Ron DeSantis, ha twittato, “Motivo molto semplice e poco discusso per cui Kamala Harris non dovrebbe essere presidente: Non ha figli”. E nei tre giorni successivi ha continuato a ritwittare contenuti simili.

I fan e i sostenitori democratici hanno subito saputo ribaltare la situazione, pubblicando meme e grafiche con la scritta “Childless Cat Ladies for Harris 2024” (Gattare senza figli per Harris 2024), e il suo team è riuscito ancora una volta a cogliere lo zeitgeist. Tuttavia, ciò che più colpisce della “memificazione” di Kamala Harris è che sembra essere avvenuta al di fuori della sua campagna elettorale. Troppe volte, quando i politici cercano di capitalizzare un momento di cultura pop, può ritorcersi contro di loro scadendo nel cringe: si pensi a “Dark Brandon”,[1] che il team di Biden è riuscito a esaurire quasi immediatamente, o, ancora peggio, al “Pokémon Go to the polls” di Hillary Clinton nel 2016. La chiave è evitare che il meme diventi il proprio brand o che diventi obsoleto. “L’estate brat” o “Brat summer” è esattamente quello che il nome suggerisce, una stagione, e se Harris vuole vincere a novembre, dovrà saper camminare sul filo del rasoio tra messaggi e soluzioni concrete che risuonino con l’elettorato. Con Harris, gli elettori si aspettano aria fresca, e il suo compito sarà dimostrare di poter superare l’establishment e portare un cambiamento reale, non solo una selezione di meme.

 

 

[1] “Dark Brandon” è un meme che è emerso raffigurando il presidente Joe Biden come una figura oscura e potente. Il termine è nato dalla frase “Let’s Go Brandon,” che è diventata una forma codificata di disprezzo verso Biden dopo un’intervista NASCAR in cui il coro “F**k Joe Biden” era stato frainteso dalla reporter come “Let’s Go Brandon,” riferito al pilota Brandon Brown. Il meme “Dark Brandon” contrasta scherzosamente l’immagine più convenzionale di Biden con una rappresentazione di lui come un leader più deciso e intenso, spesso con una tonalità satirica.

Immagine di copertina: Kamala Harris durante il suo primo incontro elettorale a Milwaukee, Wisconsin, il 23 luglio 2024. (Foto di Kamil Krzaczynski / AFP)

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